Naponico Song

Divento sempre più naponico [napo (letano – nippo) nico].
Alle 5.40 a.m. accendo il mac (ieri sera però sono andato a dormire alle 10.30 p.m. e la dormita è stata di quelle ottime) e comincio ad aggiornare i blog, spedire mail etc. Preparo il blog per l’editore della mia ricerca. Settimana prossima torna Franco e bisognerà parlare anche con lui. E poi mercoledì prossimo c’è l’incontro con Tonomura e bisogna prepararsi al meglio. Mentre scrivo mangio i due panini (max 30 gr. l’uno) che ieri ho comprato in mensa.
Rileggo i resoconti delle interviste con Piero per focalizzare al meglio le questioni ancora aperte. Gli chiederò di visitare l’Omics Science Center a Yokohama, per avere un’idea anche visiva di come funziona.
Arrivo in ufficio alle 8.30. Oggi sono il primo. Prendo la chiave a fianco e apro. Mi siedo e riprendo a lavorare. Piero arriva e riesce per un meeting. Alle 10 a.m. mi alzo. oggi non resterò tutta la mattinata senza muovere un muscolo. Mi alzo, metto le scarpe, vado alla macchinetta. L’idea si rivela geniale. Dopo attenta valutazione opto per un simil cappuccino e una brioche (speriamo che non sia con il trucco, talvolta sembrano cornetti e dentro ci sono verdure o cose salate). Le scelte si rivelano azzeccatissime. Vivo 6 – 7 minuti da favola (le brioche, come le pizze di Peppeniello, nel frattempo sono passate a 2).
Torno al mio desk che sono un altro scienziato sociale (lo so, mi sto allargando, è l’effetto crema della briosche). Mi ha scritto di nuovo Danilo, che forse non ve l’ho raccontato ma sta a Taiwan, torna il 21 in Italia, mi dice che se riesce a scaricarsi skype ci parliamo una di queste sere. Giro la mail a Luca. Rispondo al grande prof. Ferrari, mi rimetto al lavoro.
Organizzo nuove sezioni su modello riken, aggiungo contenuti, cerco di farmi un’idea più precisa di come mi posso far aiutare dai miei “restati” (contrario di inviati 🙂 in Italia.
Mi sento via skype (chat) con Luca, anche ieri sera ho passato un paio d’ore molto belle con lui; prendiamo appuntamento per le 6.30 p.m. Stasera le ragazze chiudono alle 9 p.m. Possiamo tirare tardi (credo che lui rimpianga un pò una compagnia tipo Peppe con il quale poter andare in cerca di musica la sera per Tokio; un pò mi dispiace non essere all’altezza, ma me ne faccio una ragione, nessuno è perfetto).
Alle 12 e qualche minuto lunch con Piero e Charles. Alla fine del pranzo Charles va a fare una chiacchiera con alcuni francesi e la cosa in qualche modo mi incoraggia. Fuori incontriamo il Presidente, in maniche di camicia nonostante la giornata fredda e piovosa. Mi riconosce, si ferma, mi parla, Piero è molto cortese a rispondere per me e a toglermi dall’imbarazzo.
Ritorno in ufficio. Piero fa il caffè. Americano. Scambiamo qualche chiacchiera. Mi rimetto al lavoro.
Segue …

La giornata è decisamente di quelle giuste. Unica nota stonata la pioggia che si fa sempre più intensa. Ma, come direbbe il mitico Straz., tanto in ufficio non piove. Sistemo ancora l’indice del mio libro prossimo venturo, definisco ulteriori punti da discutere con Cinzia e Antonio, invio una mail (in inglese) nella quale li invito ad una skype call conference (non fateci caso, le briosche erano troppo buone) per sabato 2.30 p.m. ora di roma (10.30 p.m. qui a tokyo). Sarebbe importante potessero fare del lavoro per me, ma per diverse ragioni stanno tutti e due molto impicciati. Vi farò sapere.
Alle 5.30 p.m. scrivo a Piero che sto per andare e ci vediamo lunedì. Dopo qualche minuto arriva, facciamo una chiacchiera, gli chiedo un consiglio su come gestire “casa Italia” (non ho interesse a fare il filogiapponese per genio e per caso; vorrei non trascurare le cose sicuramente eccellenti che ci sono anche in Italia). Come sempre Piero si rivela prezioso. Il risultato della chiacchiera è che intravedo una nuova interessante prospettiva con la quale guardare al suo lavoro, legata a una spin-off che sta cercando di mettere su, e decido di aggiungere un capitolo al libro per parlare di Telethon (referente V. O.). Bisgnerà che scriva a Valerio. Ma purtroppo in camera la posta in uscita non funziona quasi mai. E’ probabile riesca a farlo lunedì. Non c’è problema. Con Piero la chicchiera continua su questioni più personali. Che perciò non vi racconto. Esco dall’ufficio che sono le 6.25 p.m. Ombrello munito (lunedì lo riporto).
Segue …

Intorno alle 6.40 p.m. mi incontro con Luca. Bagnato ma non troppo. Mi prende in giro per le mie ansie. Garantisce che non è biodegradabile e non si scioglie con l’acqua. Siamo dalle ragazze. Due dolci ciascuno (non è rimasto quasi niente, prendiamo una specie di biscottoni di pastafrolla) e un cappuccino. La musica è per me un pò forte, per lui no. Si risente solo quando sente la mitica Smoke in the water in formato Hip Hop.
Gli racconto della gornata e delle chiacchiere con Piero. E’ molto interessato. Gli confermo l’appuntamento di mercoledì con Akira Tonomura e gli dico che Venerdì vediamo Philippe de Taxis du Poet e che il mercoledì successivo andiamo con Piero a Yokohama.
Ad un certo punto viene fuori un’idea su come aiutare i giovani musicisti ad autoprodurre e far circolare la loro musica. La discssione ci prende al punto che usciti dalle ragazze veniamo all’H-Building per parlarne ancora. Rimaniamo nella Lobbie fino alle 9.30 p.m.
Ci rivediamo dopo via skype.
Serata passata con chiacchiere varie. Con Laura cerchamo di attivare anche la chat oltre che il video (sta facendo passi da gigante). Quando arriva Riccardo il solito meraviglioso terremoto. Parla un pò con me e un pò a telefono. Stasera ha una festa e il movimento è tanto.
Lunch time (for them). Tommaso mi vede in linea e mi dice che sta mangiando alici fritte. Lo fa apposta a torturarmi.
Dopo pranzo saluti veloci. Sto ancora un pò a scrivere e intorno alle 11.30 p.m. vado a dormire.

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