Ancora 48 ore

Ormai si contano le ore alla partenza.
Ho scritto a Piero Carninci per definire le ultime cose.
Ultimi acquisti e preparativi.
Alle 2 p.m. incontro Valerio Orlando.
Cerco Salvatore Di Domenico e Luigi Morra per i saluti (ieri sono stato da mamma e da Luigi Santoro).

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Meno 24

Ho riscritto a Piero.
Via skype arrivano graditissimi i saluti di Giampiero da Parigi.
Tra poco vado con Riccardo dal barbiere.
Ho scritto un post che è anche un promemoria per esplorazioni future.

Arrivo a Tokyo

Con Luca siamo usciti di casa domenica alle 12.35 per prendere la funicolare e siamo arrivati oggi alle 11.30 a destinazione. Praticamente 2 giorni con appresso le nostre pesantissime valigie nel corso dei quali abbiamo:
dormito poco e male in aereo e in una stanza d’albergo di 2metri e 30 x 2 metri e 30 con letto matrimoniale (???);
incontrato Piero Carnici, che è stato come sempre molto affettuoso;
mangiato poco (in albergo (??) un apposito avviso ricorda che a un certo punto finisce il pane e non c’è nulla da fare);
viaggiato con un tassista che non conosceva la strada e non sapeva usare il satellitare;
cambiato la casa di Luca (che adesso sta ad una fermata di metro da me), sulla stessa linea;
fatto 3 viaggi in metropolitana;
incontrato per strada molte belle (e bei) ragazze (nulla a che vedere con il 1989);
notato che anche a Tokyo ci sono barboni per strada;
notato che anche in strada le persone hanno degli appositi corner nei quali fumare;
verificato che Luca si districa molto bene con senso di orientamento e similari.
segue

Confermata l’affidabilità di Luca: la sua connessione internet non funzionava ma alle 4 p.m. ha telefonato a Uruma san e ha chiesto di me; ci siamo incontrati alle 5 p.m.; non mi è sembrato molto entusiasta della sua sistemazione, ma comunque non si lamenta; siamo stati un’oretta assieme, ci sentiamo domani alle 11 a.m.
fine

Riken, Wako, Tokyo

Ho incontrato Uruma San, segretaria di Piero Carninci, molto gentile e disponibile.
Ho incontrato Franco Nori, venezuelano, di genitori italiani, parla italiano, inglese, spagnolo, gapponese, ha sposato una tedesca, le figlie parlano giapponese e tedesco, è un genio, ma soprattutto è una persona straordinaria.
Con Nori ho incontrato Marchesoni (Università di Camerino), persona simpatica e gentile, che mi indicato Sakura House.
Ho preso visione di Sakura House.
Ho incontrato Iwano San, cordiale, disponibile, efficiente, insomma come me la immaginavo.
segue

Ho litigato con il condizionatore e il telecomando, aria troppo fredda in camera.
Ho cenato con Franco Nori, che ha volto offrirmi anche la cena, mi ha spiegato un sacco di cose, mi ha regalato e/o dato in visione libri che credo saranno molto utili sia a me che a Luca.
Abbiamo parlato con Franco del lavoro che ci aspetta; mi ha dato materiale di grande interesse e ha scritto ad Angelo Volpi (Ambasciata d’Italia a Tokio) per organizzarmi un incontro.
Sono tornato in camera, ho finalmente disfatto la valigia, doccia e attesa di collegarmi con l’Italia via Skype.
Mi fa male la gola, prima di andare a letto mi toccherà mettere le gocce;
segue

Il Prof. Salvatore «Ninì» Casillo mi ha scritto una mail che mi ha messo di buonumore.
fine

Primo giorno di scuola

La notte è trascorsa tranquilla. Sveglia alle 5.30 am. Che per me non è una grande novità. Mi sento come al primo giorno di scuola. I 52 anni vissuti molto intensamente e la profonda, serena consapevolezza che non devo dimostrare nulla a nessuno non bastano. È il mio daimon. Sarà così – spero un giorno lontano -, anche di fronte alla morte. Voglia di tenere tutto in ordine. Tutto sotto controllo. Impossibile. Come spiego ai ragazzi durante il corso. In particolare in una situazione come questa.
Download posta. Navigazione su Repubblica.it per vedere che succede dalle parti di Veltroni e C.
Esco. Vado in mensa per la colazione. Prendo il vassoio. Mi avvicino al banco. Mi fanno un grande sorriso. Naturalmente ricambio. Dò un’occhiata in giro. Al sorriso aggiungo un inchino. Indietreggio, rimetto a posto il vassoio e mi avvio verso la mia postazione. Ho grande rispetto per la cultura e la cucina giapponese, ma la mattina proprio non ce a faccio. My apologize.
Si sono fatte le 9 a.m. Per prima cosa definisco meglio le domande da fare al Presidente Noyori. Poi le invio a Franco per chiergli di dar loro un’occhiata. Lui è preso da mille cose più importanti, ma so che non mi farà mancare il suoi aiuto.

Scrivo su Nòvalab un post su questo straordinario scienziato e ancora più bella persona. Gli mando una mail con il link. Lui mi risponde e mi spiega che sono esagerato, che nel suo lavoro non si scrive mai la parola fine, che lui è solo una tessera di un mosaico molto più ampio e importante. Questioni di understantment.

Alle 12 a.m. mi vedo con Luca. Mi dice che si è svegliato alle 2 a.m. e che ha avuto un momento di crisi. Che si è chiesto cosa ci faceva da solo in un posto come questo. Ma che ora va molto meglio.
Passeggiamo. Cerco di scacciare i miei sensi di colpa (anche questo fa parte del mio daimon, riesco a sentirmi in colpa anche in assenza di colpa; mi accade anche quando vedo la sofferenza dei bambini e delle persone costrette a vivere in condizioni che è difficile definire umane).
Chiacchieriamo del più e del meno quando accade il miracolo: un bar, nei pressi del RIKEN.  È bello, la temperatura è giusta, ha buonissime torte e fa degli splendidi cappuccini.
Mangio 2 fette di torta (diverse), Luca 1.
Un cappuccino ti cambia la vita. Per tutto il giorno sarà il mio unico pasto, ma sono contento.
Chiacchieriamo ancora un pò, poi io ritorno in ufficio. Domani è il N-Day (il giorno dell’intervista a Noyori) e sono alle prese con inglese, traduzioni, significati ecc.
Luca nel pomeriggio va alla Mac per l’adattatore necessario per collegarsi alla rete wireless.
Verso le 8 p.m. sono ancora in ufficio quando finalmente si accende il suo nickname su skype: operazione riuscita (anche per comunicare tra di noi, non avendo cellulari, è importante aver attivato internet).
Io ho passato il resto del pomeriggio a studiare inglese e a preparami al N-Day. Vado a H-Building (per questo mese abito qui, in una stanza al terzo piano (per noi il secondo, ma qui il piano terra non esiste).
A sera mi scrivo ancora 2 o 3 volte con Franco. Parlo via skype con casa, antonio, piero, cinzia, patrizia, luca.
Cerco di andare a dormire.

N-Day

Dormito decisamente poco. Ma in fondo era prevedibile.
In ufficio sistemo le ultime cose. Rispondo a un pò di mail. Organizzo per l’ultima vlta il tutto.
Alle 11.00 me ne vado al bar. 2 fette di torta e cappuccino. Sta diventando un appuntamento piacevole.
Torno in ufficio. Alle 1.45 p.m. (segno zodiacale vergine, 5 minuti prima dell’appuntamento con Iwano san) sono già sulla porta con giacca e cravatta come da foto.

L’intervista va molto bene, sono decisamente soddisfatto. Torno in ufficio alle 3.15 p.m. Scarico la registrazione, la invio ad Antonio e Cinzia (non si sa mai), mi accerto che è arrivata via skype, esco per andare all’appuntamento con Luca, alle 4.30 p.m.

Facciamo un giro a Wako. Compro un pezzo di pane e una specie di panettoncino che saranno la mia cena (credo di aver perso in 5 giorni più di un kilo, mi fa solo bene). Passeggiamo ancora un pò, ci fermiamo in un bar a bere un the e poi andiamo verso H-Building e nella lobbie (Luca mi spiega che è la versione residence della hall degli alberghi) stiamo a parlare fin quasi alle 7.50 p.m. Torno su. Download mail. Arrivano le foto dell’incontro – intervista con il Presidente Noyori inviatemi dall’eccellente Iwano san. Le carico su Flickr. Mando L’indirizzo a un pò di amici. Passo la serata a leggere e a commentare (via skype) la cosa con amici e parenti.
E’ come ogni sera mlto bello parlare in video con casa. L’inventore di Skype deve campare 100 anni!

p.s.
Vi state chiedendo cosa ci siamo detti io e il Presidente RIKEN e Nobel Prize Noyori?
Come dice il grande Manfredi in Operazione San Gennaro, lo leggerete nei prossimi giorni sui giornali.

Rain on Tokyo

Mi sono alzato alle 6.45. Alle 8 sono già in ufficio. C’è da seguire tutta la fase di trascrizione della registrazione e di traduzione. Alle 9.30 a.m. ho appuntamento con Fabio Marchesoni per una chiacchierata intervista. Mi ha anticipato qualche giorno prima delle considerazioni niente affatto banali su come dovrebbe essere organizzato il reclutamento dei govani nelle università e cosa si dovrebbe fare a suo avviso per arginare la fuga dei cervelli.
Vale sicuramente la pena approfondire. Magari per un articolo su Il Mese che riprenda il dibattito di qualche tempo fa.

Fabio è preciso come un giapponese. Mette via le scarpe (in ufficio niente scarpe, io neanche in camera, questa volta come mia scelta, tra un pò divento giapponese anch’io?) e cominciamo.
Non mi sbagliavo.
Ciò che mi dice sullo stato della ricerca in Italia non è, purtroppo, una novità. Ma lui non si ferma alla denuncia. Individua cause precise. E, soprattutto, suggerisce soluzioni possibili. Efficaci. È un altro tassello interessante di questo mosaico chiamato RIKEN.

Antonio è come sempre molto bravo. Quando finisce e mi invia il tutto, sono le 11 a.m. ora di Tokyo. Le 3 di mattina in Italia. Nelle ore successive comincio a fare mente locale. La ricchezza degli argomenti mi porta a considerare la possibilità di inserire un capitolo che ha per protagonsta il presidente Noyori. Una discussione successiva con Franco e Fabio intorno al ruolo di Akira Tonomura, grande scienziato, membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze del Giappone mi suggerisce di allargare ulterirormente il numero dei testimoni privilegiati. La sera ne scriverò a Franco. E naturalmente ne parlerò a Piero lunedì al suo ritorno.

Alla 1 p.m. mi vedo con Luca. Oggi la prima mezza giornata di libera uscita. Mangiamo riso tonno e insalata vicino al RIKEN. Poi andamo al centro. Il pomeriggio non sarà dei più entusiasmanti. Piove. Siamo stanchi. Prendiamo un tè. Torniamo a casa. Parlo con Laura e Riccardo, Mamma via skype-telefono, Tommaso, Antonio, Luca. Scrivo a Luca De Biaseper il pezzo su Nòva, a Franco, a Angelo (Ferracuti, dirige la collana per la quale potrei pubblicare il libro). Rispondo a un pò di studenti.
Franco mi comunica che l’appuntamento è per mercoledì. Giro la mail a Luca.

Odaiba day

Sveglia alle 8.25 a.m. Mi godo il miracolo. Preparativi quotidiani. Posta e web. Alle 11 p.m. appuntamento con Luca a N. Partenza per Odaiba.
Molto bello il viaggio sul monorail. Molto bello il posto, come si può vedere dalle foto fatte da Luca.
Il pomeriggio giro per docks, Toyota e tutto quanto fa grandi magazzini.
A sera quotidiana chiacchierata con casa e amici vari. Lettura della posta. Aggiornamento blog. Impostazione della rubrica per il Mese.
Ho molta fame e mi rammarico di non aver comprato nulla da tenere in stanza.
Intorno alle 0.30 a.m. vado a dormire.

Hard Rock Cafè

Sveglia intorno alle 6 con dondolio del letto causa scossa di terremoto. Lo sanno anche i bambini che in Giappone i terremoti sono all’ordine del giorno e non succede niente, ma un pò fa lo stesso impressione.
Mi collego una prima volta con casa; al secondo tentativo dò la buonanotte a Laura e Riccardo.
Guardo la posta. Mi rimetto a letto. Dormo ancora un’ora. Esco alle 10.30. Mentre vado all’appuntamento con Luca compro 2 mele. Sono affamato. Ne mangio una per strada anche se Luca mi ha spiegato che non si fa (l’altra la mangerò a casa sua).
Alla 1 p.m. siamo all’Hard Rock Cafè d Rappongi (qui a Tokyo ce ne sono 6). I prezzi sono buoni, il cambio favorevole, facciamo un discreto bottino.
Usciamo e andiamo a mangiare al ristorante dell’HRC. Luca mangia agnello, pollo, riso, insalata, patate (in un unico piatto); io hamburger e patate. Il posto è piacevole, si mangia bene, non si spende molto. Usciamo molto contenti. Sta di fatto che l’HRC Restaurant era al piano di sopra. Ci mettiamo a ridere. Ci diciamo che in fondo siamo stati bene. Che sarà per un’altra volta.
Passeggiata pomeridiana. Il quartiere è molto bello e particolare. I palazzi anche. Entriamo nell’ennesima galleria di negozi. Clima riposante e parecchie cose belle. Alcune belle e abbordabili. Non ce le facciamo scappare.
Mentre parliamo tra noi un argentino ci parla in italiano. Sta da 4 anni qui a Tokio. Con lui una ragazza che sembra giapponese. Passeggiamo per qualche minuto assieme chiacchierando. Finiamo col parlare di Diego Armando. Ci salutiamo con simpatia.
Ritorniamo a casa e facciamo uan sosta al solito bar nei pressi di H-Building. Mezzora di assoluto relax in compagnia di un cappuccino e di una fetta di torta alle fragole.
Usciamo, facciamo ancora due passi assieme.
Alle solite, piacevoli, fondamentali chiacchierate serali si aggiunge oggi quella, assai gradita, con Peppe.
Lavoro fino a tardi. Domani si ricomincia e bisogna essere pronti.
Oggi è stata decisamente una bella giornata.
Se il Napoli fermasse la Roma sarebbe perfetta. Ma è cominciata molto male. Vediamo.

Office day

Come previsto, oggi è stata giornata piena.
Sveglia verso le 7.10 a.m., alle 9 a.m. in ufficio.
E’ stato bello ritrovare Piero. Office is full to bursting point now. (Piero, Uruma san, Charles Plessy, Michael Jones, and I).
Primo scambio di idee con Piero.
Decidiamo di rivederci dopo cena per una prima messa a punto delle questioni.
Scrivo gli articoli per Il Mese e Nòva.
Quello per Stefano lo invio nella stessa mattinata, sono già in ritardo.
A pranzo con Piero, Charles e Michael.
I understand Piero and Charles
enough. So so Michael (is english). Sono comunque contento.
Tutto il pomeriggio (dall’1 alle 5.30 p.m., qui si mangia alle 12 a.m. e alle 6 p.m.) lavoro all’articolo per Nòva.
Alle 5.30 vado a prendere Luca. Alle 6 p.m. siamo in ufficio. Andiamo con Piero in mensa per la cena. Alle 6.40 p.m. saluto Luca e comincio a lavorare con Piero.
La discussione è molto interessante. Il fatto che mi sia attrezzato con un registratore è fondamentale. Usciamo dall’ufficio alle 8.10 p.m. Arrivo in stanza alle 8.20. Mi ha ripreso il magone e accendo il mac con l’intenzione di passare la serata a chiacchierare.
Contrordine. Da Nòva mi chiedono l’articolo. Lo devo sistemare. Ci lavoro fino alle 10.35 p.m. Lo invio. Ho fatto le mie 13 ore di lavoro abbondante. Chattaggi vari. Intorno alla 1 a.m. vado a dormire.

 

Ma che bella giornata

Dormito poco. E male. Ma la giornata è bella. Alla 1.15 p.m. ho appuntamento con Luca. Pranzo dalle ragazze. Poi a Tokyo. Il traduttore da comprare. Qualche giro. Alle 6 p.m. incontro all’Ambasciata d’Italia a Tokyo con Angelo Volpe.
In ufficio aggiorno i blog. Aggiungo un incipit che mi farà compagnia nei momenti difficili. Mi preparo per l’incontro di stasera. Studio. Scrivo a Soldavini (anche lui che vita, in Italia sono le 1.30 di mattina e ancora lavora). Scegliamo la foto da usare per l’articolo.
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Le ragazze sono chiuse. Luca arriva con un quarto d’ora di ritardo. Andiamo verso Narimasu. Al semaforo l’occhio mi cade su una steack house. Proviamo. Ottima scelta. Mangio finalmente carne di manzo arrosto senza salse, creme, brodo, etc. La giornata è particolarmente calda e bella. Andiamo verso il centro. First stop electric city. Aim to buy Casio translator. For once Luca wrong. Facciamo il giro del mondo in 80 giorni. Ma siamo in largo anticipo. Nessun problema. To buy the translator is friendly and cheap. Dopo ci facciamo un giro per il quartiere. Ho il tempo d comprare la custodia per il nuovo mac. JR again. Arriviamo a destinazione intorno alle 5.20 p.m.
Luca è perfetto. Trova i posti, si orienta con le piantine. Quando siamo nei pressi dell’Ambasciata dobbiamo chiedere aiuto. Mi affaccio in un piccola bottega. Tre o quattro donne e un uomo che lavorano. Chiedo nel mio inglese approssimativo della Italian Embassy. La signora cerca di spiegarmi. Poi si rivolge all’uomo. Poi sorride, va di corsa sul retro e torna con le scarpe in mano. Le infila ed è in strada con noi. Cerco di farle capire che ci basta qualche indicazione. Niente da fare. Ci accompagna fino all’ambasciata. Facciamo un pò fatica a trovare l’ingresso giusto. Ma alle 5.45 finalmente ci siamo.
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L’incontro con Angelo Volpi è molto piacevole e utile. Si tratta di persona competente e brillante che riesce a darmi parecchie indicazioni utili senza formalismi e andando direttamente al punto. Anche Luca rimane colpito dalle sue qualità personali oltre che dalla sua competenza. Da approfondire ulteriormente l’apporto specifico allo sviluppo dei rapporti tecnologici e scientifici tra Italia e Giappone.
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Back home. A Narimasu compriamo un pò di cose da sgranocchiare per la sera e la mattina. Io arrivo a H-Bilding alle 8.50 p.m.
Lo Skype caffè stasera è particolarmente affollato.
È stata una bella giornata. Non solo dal punto di vista climatico.
Fine

Siamo fuori

Mi sveglio alle 7.40. Ho dormito molto bene. Quasi otto ore. E Mi sveglio alla grande.
Ho sognato che è morta mia madre. E che non riusciamo neanche a seppellirla, non ricordo per quale ragione. Ma non sono ammattito. E’ che i vecchi scaramatici come me sanno che quando qualcuno muore nel sogno è segno di buona salute. E poi appena ho aperto gli occhi, senza che passasse neanche un decimo di secondo ho pensato siamo fuori. Il sogno vuol dire che siamo fuori. Che siamo stati eliminati. Accendo il mac. Liverpool 1 Inter 0. Siamo fuori. Mancini ha annunciato che a fine anno lascia. Immagino Amico. Maledetta Champions League.
Segue …

Oggi al direttivo nazionale della CGIL, sul banchetto Ediesse, fa il suo esordio la terza edizione del mio dizionario. Anche questa è una buona notizia.
Segue …

Lavoro intenso per l’intera giornata. Cinzia ha mandato la trascrizione dell’intervista a Carninci. Bisogna sistemarla, mandarla a Piero (sta a due metri di distanza, separati da un tramezzo, ma la mail è il mezzo migliore per comunicare con lui; Luca lo trova buffo e forse ha ragione), rivederla sulla base delle sue correzioni, preparasi all’incontro per le 4 p.m.
Scrivo ad A.V. per ringraziarlo.
Alle 12 in punto lunch. Oggi è decisamente di mio gradimento.
Alle 12.40 di nuovo al lavoro. Invio mail, schema per l’intervista del pomeriggio, aggiornamento blog, studio inglese (mezzora, ma aiuta).
L’intervista con Piero è come sempre estremamente interessante.
Dal punto di vista organizzativo le sue idee di gestione del team sono molto interessanti.
Dal punto di vista scentifico è un oiacere da pazzi ascoltarlo.
Credo che farà molta strada. Sono contento per lui.
Alle 17.15 appuntamento con Luca.
Missione lavatura e asciugatura.
Mettiamo la roba in lavatrice e andiamo allo Zaccafè (alias le ragazze, per una volta diciamo anche il nome vero del locale).
Come sempre il tempo passato lì è molto piacevole. Torniamo che la lavatrice è finita.
L’asciugatura è molto lunga. Sono le 8.30 p.m. passate quando Luca finalmente può avviarsi verso casa sua.
Bella chiaccherata con Laura. Reinvio de pezzo a Nòva. Auguri via Skype a Massa Senior per il suo compleanno (sta in un momento difficile e mi fa particolarmente piacere farglieli). Definizione con Antonio delle prossime traduzioni. Chattaggi vari.
E’ luna quando Riccardo e Laura mi acchiappano per un ultimo saluto.
E’ stata una buona giornata.

Rispetto

Nottata difficile. Molto difficile. Mai parlare troppo presto. Alle 8.30 a.m. sono in ufficio. Ne sono uscito alle 6.5 p.m. Con una pausa di mezzora per il launch. E una passeggiata di 15 minuti intorno alle 4 p.m. In tutta la giornata avrò deto 30 parole. 12 delle quali con M. in inglese. Un pessimo inglese, il mio.
In compenso ho lavorato tanto. Ho sistemato le prime bzze della nuova intervista a P., sistemato un pò di posta (grandi le mail di Casillo e di Ferrari, simpatico e colto sociologo targato Trento e con insegnamento a Padova), preparato lo schema di presentazione della ricerca, rfatto qualche ragionamento sui possibili sviluppi futuri di questo lavoro.
Alle 6.15 p.m. sono fal cancello del H-Building. Sto pensando che mi conviene salire per posare il mac e poi riscendere quando vedo un uomo sulla trentina uscire di corsa e un ragazzo più giovane, sui 20 anni, che in bicicletta gli attraversa la strada, quasi lo investe e prosegue drtto per la sua strada.
L’uomo sulla trentina gli dice qualcosa. Il ragazzo, cuffie nelle orecchie, nemmeno lo sente. L’uomo lo insegue. La sua corsa è molto veloce. Lo raggiunge quasi subito. Io sono a meno di 30 di metri. Non sento urlare. Vedo l’uomo che parla (a quella distanza non lo sento) e il ragazzo che china la testa, 1 – 2 – 3 – 10 volte. L’uomo si gira e va per la sua strada. Il ragazzo fa ancora un inchino e poi sale sulla bicicletta.
Questione di rispetto. Sulle quali da queste parti non si transige.
Davvero non c’è alternativa all’essere rassegnati al peggio? Sopportare qalunque nefandezza? Non avere più nè voglia nè forza di ribellarsi?
Forse varrebbe la pena pensarci.
La serata insieme a Luca, con una mezza chiacchierata (nel senso che io aprlo e lui scrive perché non gli funziona il microfono) con Giovanni. Come sempre mi ha fatto un gran piacere sentirlo.
Stasera si va a dormire presto.

Naponico Song

Divento sempre più naponico [napo (letano – nippo) nico].
Alle 5.40 a.m. accendo il mac (ieri sera però sono andato a dormire alle 10.30 p.m. e la dormita è stata di quelle ottime) e comincio ad aggiornare i blog, spedire mail etc. Preparo il blog per l’editore della mia ricerca. Settimana prossima torna Franco e bisognerà parlare anche con lui. E poi mercoledì prossimo c’è l’incontro con Tonomura e bisogna prepararsi al meglio. Mentre scrivo mangio i due panini (max 30 gr. l’uno) che ieri ho comprato in mensa.
Rileggo i resoconti delle interviste con Piero per focalizzare al meglio le questioni ancora aperte. Gli chiederò di visitare l’Omics Science Center a Yokohama, per avere un’idea anche visiva di come funziona.
Arrivo in ufficio alle 8.30. Oggi sono il primo. Prendo la chiave a fianco e apro. Mi siedo e riprendo a lavorare. Piero arriva e riesce per un meeting. Alle 10 a.m. mi alzo. oggi non resterò tutta la mattinata senza muovere un muscolo. Mi alzo, metto le scarpe, vado alla macchinetta. L’idea si rivela geniale. Dopo attenta valutazione opto per un simil cappuccino e una brioche (speriamo che non sia con il trucco, talvolta sembrano cornetti e dentro ci sono verdure o cose salate). Le scelte si rivelano azzeccatissime. Vivo 6 – 7 minuti da favola (le brioche, come le pizze di Peppeniello, nel frattempo sono passate a 2).
Torno al mio desk che sono un altro scienziato sociale (lo so, mi sto allargando, è l’effetto crema della briosche). Mi ha scritto di nuovo Danilo, che forse non ve l’ho raccontato ma sta a Taiwan, torna il 21 in Italia, mi dice che se riesce a scaricarsi skype ci parliamo una di queste sere. Giro la mail a Luca. Rispondo al grande prof. Ferrari, mi rimetto al lavoro.
Organizzo nuove sezioni su modello riken, aggiungo contenuti, cerco di farmi un’idea più precisa di come mi posso far aiutare dai miei “restati” (contrario di inviati 🙂 in Italia.
Mi sento via skype (chat) con Luca, anche ieri sera ho passato un paio d’ore molto belle con lui; prendiamo appuntamento per le 6.30 p.m. Stasera le ragazze chiudono alle 9 p.m. Possiamo tirare tardi (credo che lui rimpianga un pò una compagnia tipo Peppe con il quale poter andare in cerca di musica la sera per Tokio; un pò mi dispiace non essere all’altezza, ma me ne faccio una ragione, nessuno è perfetto).
Alle 12 e qualche minuto lunch con Piero e Charles. Alla fine del pranzo Charles va a fare una chiacchiera con alcuni francesi e la cosa in qualche modo mi incoraggia. Fuori incontriamo il Presidente, in maniche di camicia nonostante la giornata fredda e piovosa. Mi riconosce, si ferma, mi parla, Piero è molto cortese a rispondere per me e a toglermi dall’imbarazzo.
Ritorno in ufficio. Piero fa il caffè. Americano. Scambiamo qualche chiacchiera. Mi rimetto al lavoro.
Segue …

La giornata è decisamente di quelle giuste. Unica nota stonata la pioggia che si fa sempre più intensa. Ma, come direbbe il mitico Straz., tanto in ufficio non piove. Sistemo ancora l’indice del mio libro prossimo venturo, definisco ulteriori punti da discutere con Cinzia e Antonio, invio una mail (in inglese) nella quale li invito ad una skype call conference (non fateci caso, le briosche erano troppo buone) per sabato 2.30 p.m. ora di roma (10.30 p.m. qui a tokyo). Sarebbe importante potessero fare del lavoro per me, ma per diverse ragioni stanno tutti e due molto impicciati. Vi farò sapere.
Alle 5.30 p.m. scrivo a Piero che sto per andare e ci vediamo lunedì. Dopo qualche minuto arriva, facciamo una chiacchiera, gli chiedo un consiglio su come gestire “casa Italia” (non ho interesse a fare il filogiapponese per genio e per caso; vorrei non trascurare le cose sicuramente eccellenti che ci sono anche in Italia). Come sempre Piero si rivela prezioso. Il risultato della chiacchiera è che intravedo una nuova interessante prospettiva con la quale guardare al suo lavoro, legata a una spin-off che sta cercando di mettere su, e decido di aggiungere un capitolo al libro per parlare di Telethon (referente V. O.). Bisgnerà che scriva a Valerio. Ma purtroppo in camera la posta in uscita non funziona quasi mai. E’ probabile riesca a farlo lunedì. Non c’è problema. Con Piero la chicchiera continua su questioni più personali. Che perciò non vi racconto. Esco dall’ufficio che sono le 6.25 p.m. Ombrello munito (lunedì lo riporto).
Segue …

Intorno alle 6.40 p.m. mi incontro con Luca. Bagnato ma non troppo. Mi prende in giro per le mie ansie. Garantisce che non è biodegradabile e non si scioglie con l’acqua. Siamo dalle ragazze. Due dolci ciascuno (non è rimasto quasi niente, prendiamo una specie di biscottoni di pastafrolla) e un cappuccino. La musica è per me un pò forte, per lui no. Si risente solo quando sente la mitica Smoke in the water in formato Hip Hop.
Gli racconto della gornata e delle chiacchiere con Piero. E’ molto interessato. Gli confermo l’appuntamento di mercoledì con Akira Tonomura e gli dico che Venerdì vediamo Philippe de Taxis du Poet e che il mercoledì successivo andiamo con Piero a Yokohama.
Ad un certo punto viene fuori un’idea su come aiutare i giovani musicisti ad autoprodurre e far circolare la loro musica. La discssione ci prende al punto che usciti dalle ragazze veniamo all’H-Building per parlarne ancora. Rimaniamo nella Lobbie fino alle 9.30 p.m.
Ci rivediamo dopo via skype.
Serata passata con chiacchiere varie. Con Laura cerchamo di attivare anche la chat oltre che il video (sta facendo passi da gigante). Quando arriva Riccardo il solito meraviglioso terremoto. Parla un pò con me e un pò a telefono. Stasera ha una festa e il movimento è tanto.
Lunch time (for them). Tommaso mi vede in linea e mi dice che sta mangiando alici fritte. Lo fa apposta a torturarmi.
Dopo pranzo saluti veloci. Sto ancora un pò a scrivere e intorno alle 11.30 p.m. vado a dormire.

Preciso come un treno

In fondo a Tokyo c’ero già stato nel 1989. Ma allora ero in delegazione. Ci spostavamo quasi sempre in gruppo, con il pullman, con la guida. E poi non avevo ancora 14 anni di pendolarismo (per fortuna non quotidiano) tra Napoli e Roma. E circa 100 mila km all’anno tra aerei e treni.
Ciò che voglio dirvi nsomma è che qui fa paura. E’ bellissimo. Ci fanno sorridere i giapponesi che corrono per non perdere il treno. Dopo 2 minuti ne passa un altro. Dopo 5 se stai in una stazione periferica. E non passa dopo 1 minuto e 50 o dpo 2 minuti e 10. Passa dopo 2 minuti. Le stazioni (mlto) periferiche hanno 4 binari. Quelle del centro 8 – 10. Nessuno che si sogna di occupare i binari. Sai a che ora parti e sai a che ora arrivi. Per i vecchi pendolari della Napoli Roma è come l’isola che non c’è. Incredibile.
Sono 2 settimane che prendiamo treni di tutti i tipi e mai il più piccolo ritardo. Con i treni da queste parti ci puoi regolare l’orologio. Compreso i cronometri svizzeri.

Per il resto oggi giornata turistica. Alle 11.15 ci siamo visti a N., siamo andati prima a Ueno, dove abbiamo visitato il parco, fatto una visita all’Hard Rock Café e mangiato una bistecca all’omonimo ristorante (che però è gestito da Atrè), poi abbiamo fatto un giro per il quartiere (anche alla ricerca, vana, di un posto dove cambiare gli euro n yen), oi abbiamo ripreso una metro e siamo andati al tempio buddista di Sensogi, davvero molto bello e suggestivo.
Abbiamo fatto un giro anche lì e poi siamo tornati verso casa (sarà stata la birra, ma a me ballavano unpò le gambe e anche Luca sembrava stanco).
Veros le 5 p.m. siamo arrivati dalle ragazze, abbiamo passato lì un’oretta in compagnia del solito dolce e cappuccino, poi siam venuti all’H-Building. Abbamo parlato con casa, Luca aha fatto un corso a distanza per la registrazione di Dr. House, chiacchiere varie, poi Luca è andato a casa e io ho fatto la mia riunione con Antonio e Cinzia (in tempi diversi).
Con Luca l’appuntamento è per le 11 a.m. di domani. Missione bucato. Lavoricchio ancora un pò, non mi sento troppo bene. Ho preso propoli e vivin c. Ci manca solo che mi ammalo. Alle 10.30 p.m. vado a dormire.

Una domenica bestiale

Sveglia alle 4.30 a.m. Mal di gola e senso di influenza. Combatto. Non mi devo lasciare abbattere. Prendo un’altra Vivin C. Accendo il computer. Parlo con la famiglia. Provo a seguire Roma Milan su Repubblica.it. Mi riviene sonno. Mi riaddormento. Faccio sogni strani. Alle 7.40 a.m. sveglia definitiva. Riaccendo il computer. La Roma ha vinto. Il Milan non ne fa una buona. Faccio una chiacchera con Tommaso. Cinzia mi manda i file di Nori e di Marchesoni. Comincio a guardarli. Alle 8.40 mi vesto. Vado alla macchienetta vcino all’ufficio per mangiare qualcsa e bere una cosa (chiamarlo cappuccino è un’offesa al latte) calda. Vedo anche se mi va di camminare. La prospettiva di rimanermene qui tutto l giorno nn è che mi piace molto. Vediamo dopo. E in ogni caso non c’è problema. Abbiamo comunque deciso di fare il bucato e andare a mangiare dalle ragazze, il che significa che fino alle 2 p.m. comunque sto con Luca. Poi si vede. Magari riposare mi fa bene.
Segue….

Sono le 2.30 p.m. quando togliamo i panni dell’asciugatrice e Luca va via. Mi sento meglio rispetto a stamattina. Ma conveniamo che per oggi è meglio non andare in giro. Luca è arrivato verso le 11.30 p.m. Abbiamo (nel senso che ha) messo i panni in lavatrice e siam saliti su. Chiacchiere. Mio appisolamento. Alle 0.30 p.m. siamo riscesi e abbiamo (ha) passato i panni nell’asciugatrice. E’ la fase più lunga. Ce ne andiamo dalle ragazze a mangiare.
Trascorsa un’ora molto piacevole. Mangiamo un piatto con riso spezie varie e pezzi di maiale abbastanza simile a porchetta. Buono. Io prendo anche un dolce e il caffè. Luca no. A suo dire ha fatto un pasto completo. E poi nel pomeriggo deve girare.
Il resto ve lìho raccontato all’inizio. Mi pento un pò di none ssere andato con lui. Vuol dire che passerò il pomeriggio a lavorare in attesa del risveglio italiano per fare 4 chiacchiere con il resto della famiglia.
Segue….

Il lavoro procede molto bene. Così come le chiacchiere con la famiglia. Per fortuna la mattina avevo trato fuori un bel pò di carte (documenti) che mi aveva dato Franco Nori. Essendo rimasto in camera, la cosa migliore è chiacchierare e lavorare. Fatto.
La sera piccola grande ansia che si risolve positivamente. Luca ha caricato le nuove foto su Flickr
(che potete vedere anche clicclando su Album qui a fanco). Mi sento anche con V.O. Appena ritorno lo incontro. L’Inter fa una bella partita e vince.
Mi addormento alle 1.30 a.m.

Ricomincio da tre

Inizia la terza settimana. Bene. Anche se ho dormito poco e male. E continuo a non sentirmi troppo bene fisicamente.
Ripenso alla passeggiata di ieri sera. Erano le 0.30 a.m. Lungo una strada che collega Wako e Narimasu (Periferia di Tokyo). Ho fatto caso a una ragazzina (a occhio 16-17 anni) che tornava tranquilla a casa. Due o tre persone anziane che andavano-tornavano in bicicletta. Tanti giovani di varia età fuori dai locali e per la strada. Insisto. Nessuno è perfetto. E anche in Giappone ci sono problemi e contraddizioni non risolte. Ma la questione sicurezza da queste parti è risolta. E viene un pò il magone a pensare a tutte le ansie e i pericoli che noi siamo abituati a considerare “normali”.
Il nuovo giorno comincia con un incontro. Un biologo che è qui per un convegno. Mi chiede delle informazioni. Gli dico di venire con me. Camminiamo 6-7 minuti assieme. Chiacchieriamo. In inglese. Capisco quasi tutto. E riesco a dire abbastanza. Son molto contento, Fino a pochi mesi fa per me era inimmaginabile. Con l’inglese ormai mi sono dato un destino inesrabile come il passato E ne sono felice.
Giornata proficua di lavoro. Che termina con una chiachcierata come sempre assai interessante con Piero. Alle 6.30 appuntamento cn Luca dalle ragazze. Solito cappuccino. Biscotti diversi. Come sempre passa una ezzora estremamente rilassante. Luca mi dice che ormai s sente a suo agio. Ne sono davvero molto felice. Torniamo a H-Building. Chiacchieriamo con Alberto e Cinzia. Chat con V.O. Chiacchiera con Laura e Peppe. Organizziamo il nostro ritorno a Napoli. Se tutto va bene Peppe ci viene a prendere.
Luca va via che sono le 9 p.m. Prendiamo accordi per il giorno dopo. Spero di riuscire a fare 1 ora di lavoro e poi di andare a dormire. Se non ce la faccio se ne parla domani.

Primo aprile

Si lo so che il primo aprile ritorno alla Fondazione (devo dire con vero piacere). E quindi rimetto piede sull’Eurostar AV delle 8.10 a.m. (con molto meno piacere). Ma il titolo del post non c’entra nulla con tutto questo.
Il fatto è che qui in Giappone il primo aprile è una data importante. Le persone cambiano lavoro il 1 aprile. L’anno accademico si inaugura il primo aprile. E così via discorrendo.
E tutto questo ha fatto sì che oggi intorno alle 5 p.m. si sia presentata in ufficio una simpatica signora giapponese, che festeggiava non so cosa, o salutava i suoi colleghi (le spiegazioni di Piero per una volta non mi sono bastate per capire del tutto la faccenda), e ha offerto dei dolci.
Naturalmente ho accettato volentieri (qui mangio così poco che non mi pongo limiti con i dolci) ma mai mi sarei aspettato di azzannare una morbida delizia piena di meravigliosa, soffice, fragrante panna.
Ho ringraziato la signora in questione in tutte le lingue che conosco (una e un poco) e porterò il suo ricordo con me per tutti i secoli dei secoli.
Ciò detto, il resto della giornata lavoro, preparazione degli incontri di domani, definizione della data dell’incontro con Yutani san (research proritè commitee).
Alle 6.30 p.m. appuntamento con Luca per la cena. Al Big Boy la carne è buona ma c’è troppo odore. Credo che non ci tornerò più.
Alle 7.50 p.m. sono in camera. Chat varie, compresa la new entry Danilo. Vado a dormire abbastanza presto, intorno alle 11 p.m.

Tonomura day

La notte non è trascorsa tranquilla. Alle 4 a.m. sono già su. Chat con la famiglia (in Italia sono le 8.20 p.m.). Cerco di dormire ancora un pò. Oggi visita alla Hitachi. Incontro con Akira Tonomura. E bisogna tirarsi su.
In ufficio preparo al meglio i temi da affrontare. Alle 12.30 incontro con Luca. Oggi viene con me. Spero sia un’esperienza interessante anche per lui. Mangeremo dalle ragazze (spero, fanno brutti scherzi con gli orari). E intorno alle 2 p.m. incontro con Franco Nori.
Segue …

Il pranzo tutto ok. Salgo in stanza per mettere camicia e giacca e poi andiamo da Franco. E’ come sempre gentilissimo. Ci accompagna in una stanza dove possiamo stare comodi e fare surfing su internet.
Nella stanza c’è una tastiera scalcagnata. Franco si siede e cominca a suonare brani d musica classica. Con Luca ci facciamo l’idea che la musica, la matematica e la fisica funzionino per lui allo stesso modo. E’ una persona incredibile. Superenergica.
Scendiamo alle 14.45. Troviamo a volo un taxi per Wakoshi Station. Compro finalmente anche io una tessera per le metro. Aspettiamo il treno pochi minuti. Durante il viaggio Franco è un vulcano. Gli ripeto più volte di stare attento alla fermata. Tutto ok mi dice. Scendiamo a qella dopo. 4 minuti per tornare indietro. Nuovo taxi che ci porta alla Hitachi.
Segue …

Il posto è molto bello. Il famoso microscopio di Tonomura straordinario, come del resto tutto qui, dall’arredo agli uffici (potete farvene un’idea dalle foto). Dopo la visita l’intervista (Tonmura sarà uno dei protagonisti del mio libro). E poi la cena. Incantevole. Deliziosa. Rilassante. Tonomura non è solo un uomo geniale e un grande dirigente d’industria, ma anche una persona simpaticissima, cordiale, curiosa, ricco di sense of humour.

E’ una serata splendida. Conclusa in maniera eccellente (data la pioggia sempre più insistente) dalla cortesia del nostro ospite che ci fa accompagnare in taxi fino ad H-Building.
Luca rimane ancora n pò con me. Chamiamo a casa. racconta tutto a Laura. Faccio anch’io due chiacchiere. Poi aspetto Riccardo. Che sta prendendo una brutta abitudine. Si mette al computer e invece di fare due chiacchiere comincia a smanettare. Senti il tic tic dei tasti e lui che con gli occhi nsegue cose sue. Pessimo. Chissà da chi ha preso :-).
Vado a dormire che sono le 11 p.m.

Festa nazionale

Il 20 marzo qui è festa nazionale. Non per i negozi. Compresi i discount. Anche quelli di periferia.
L’idea era di andare in giro per Tokyo.

But:
1. mi son svegliato alle 3 a.m. con un fortissimo mal di testa (che per fortuna quando mi alzo mi passa quasi completamente; si comporta anche qui nello stesso modo di Napoli);
2. piove da pazzi;
3. il mio raffreddore – mal di gola contina a dare fastidio;
4. stasera alle 7 p.m. ho appuntamento con Franco Nori per una prima intervista;
4. domani abbiamo apntamento alla delegazione UE in Japan con Philippe de Taxis du Poët.

Ergo:
1. non mi posso ammalare al punto di fermarmi (anche perché qui per me sarebbe una tragedia);
2. dirò (quasi sicuramente) a Luca di andare da solo;
3. cercherò di rfarmi sabato e domenica (pare che ci sarà bel tempo).

Nel frattempo:
1. dalle 4.30 a.m. mi sono messo a seguire le partite su repubblica.it;
2. alle 5 a.m. ho chattato al volo con Danilo (a Taiwan erano le 4 a.m. e lui si era svegliato per parlare con Virginia e i ragazzi);
3. alle 5.30 a.m. ho chattato con Cinzia del nuovo dizionario e dell’organizzazione del lavoro che rimane da fare qui (e lì);
4. intorno alle 7 a.m. ho dato la buona notte a Laura e Riccardo (ancora pessimo per lo smanettamento; ottimo per la risposta alla mia richiesta di affacciarsi ogni tanto al computer per vedere se sono collegato: “pà, stavo vedendo i pirati dei caraibi e mamma dormiva; pure se venivo secondo te interrompevo il film (un dvd) per venire a parlare con te. Non essere assurdo :-)))).
5. alle 8.30 sono andato al discount a comprare un pò di yogurt (per non prendere aspirina senza mangiare);
6. sto aggiornando il diario;
7. preparerò il lavoro per domani (per quanto Luca e Antonio Lieto mi stiano incoraggiando molto sui miei miglioramenti con l’inglese, ogni volta che devo condurre una discussione in inglese mi viene un pizzico di ansia);
8. alle 12 a.m. ho appuntamento con Luca dalle ragazze per mangiare.
Se mi prenderà, la botta di malinconia – invidia er non essere andato a fare shopping mi verrà dalle 2 p.m. in poi.
Ma passerà. Forse.
Segue…

Il pomeriggio è trascorso per me molto meglio del previsto. Luca un poco non aveva voglia di andare in giro con la pioggia, un poco non mi ha voluto lasciare solo, è stato con me.
Abbiamo passato il pomeriggio a chiacchierare, chattare, surfare, poi verso le 6 p.m. cinzia è andata a prendere nòva per vedere se c’era l’articolo. Tutto ok. Pare sia venuto anche bene. Me lo mandano sia Cinzia che Alberto (2 volte). La partecipazione è commovente. Il risultato non altrettanto. Vuo dire che aspetterò S. che me lo manda dal giornale (domani).
Peccato che non ci abbiamo pensato. oggi era una giornata ottima per la lavatrice. Verso le 7 p.m. se ne va. Metterà un pò di foto su Flickr. Purtroppo il mio raffreddore continua a dare fastidio. Spero di riuscire a dormire. Alle 10 p.m. chiachcierata con Danilo. Ci sentiamo più in queste settimane tra Taipei e Tokyo che tutto l’anno in Italia. La cosa mi suggerisce un post per Nòvalab. Lo scrivo e vado a letto. Stremato.

Ue Ue

No, non è un attacco di napoletanità. Quello domenica. Quando sua maestà la pastiera farà sentire la sua mancanza per tutto il giorno.
L’Ue in questione sta naturalmente per Unione Europea. Dove siamo attesi stamattina da Philippe de Taxis du Poët.
Piove da matti. Il vento mi piega l’ombrello. Ma la notte è passata tranquilla. Sveglia alle 4.50 a.m. che rispetto alle 3 a.m. del giorno prima sono una manna, e soprattutto niente mal di testa.
In ufficio ultimi preparativi. L’appuntamento con Luca è alle 10 a.m. al west gate. Piero mi dice che andremo in macchina. Ne approfitteremo per un’altra intervista. Come sempre assai interessante. Arriviamo alle 11.10. Parcheggio. Pochi passi a piedi.
L’incontro non tradisce le attese. Nè sul piano dei contenuti. Nè su quello della cortesia.
L’incontro scorre perciò veloce sia nella parte più istituzizonale sia in quella più informale, durante il launch.
Luca si rivela sempre più a suo agio nella parte del mio assistente (tutti mi incoraggiano, compreso Piero, per i miei miglioramenti con l’inglese, ma io continuo a sentirmi un idiota perché non riesco a interagire come vorrei; non sapere l’inglese è come essere analfabeti. Sono quanto mai determinato a continuare nei miei studi e anche nella pratica).
Alla metropolitano io e Luca ci separiamo. Non ridete. Ma è la prima volta che vado in giro da solo. Luca giura che non mi posso sbaglare. Wakoshi è la fermta 01. Capolinea. Non devo scendere fino a quando non ci arrivo.
Sono davvero molte poche le persone al mondo di cui mi fido come di Luca. Ma il mio daimon mi fa comunque essere sempre attento. Non mi rilasso. Controllo a ogni fermata. E alla fermata numero 6 leggo for Wakoshi. Sul binario 4. Ma il mio treno è sul 3. Faccio per catapultarmi. Mi fermo. Non è possibile che Luca si sia sbagliato. Ha pure controllato sulla guida. Le porte si chiudono. Ma io comicio a chiedere. Capisco che dovevo scendere perchè la numerazione sul display cambia. Scendo alla fermata successiva. Passo all’altro binario (in Giappone si paga la distanza, per cui puoi girare anche tutto il giorno sotto la metropolitana, basta che nn esci per loro è lo stesso), torno indietro di una fermata e prendo al binario 4 il treno giusto. Sono fiero di me. Ma stasera Luca paga pegno.

Intorno alle 3 p.m. sono in ufficio. Rispondo a PdTdP che mi ha mandato una mail molto gentile. Invio i file da trascrivere e tradurre a Cinzia e Antonio. Scrivo a FN. Lavoro in ufficio fino alle 5 p.m., poi mi sposto in stanza (C. è andato via prima stasera e siamo rimasti solo io e Us; meglio evitare di rimanere per ultimo e dover spegnere le luci, riporre le chiavi, ecc.).
Continuo a lavorare da “casa”. Per fortuna è uno dei rari momenti in cui riesco anche a spedire mail.

Alle 6.33 p.m. Luca mi chiama al citofono e scendo. Andiamo dalle ragazze. La sera è possibile prendere solo dolci (forse questa volta avremmo preferito mangiare qualcosa di diverso). Io torta e cappuccino normale. Lui torta e cappuccino abarth (se ho capito bene c’è una qualche essenza di ciliegio aggiunta). n comenso io prendo anche una confezioncina di biscottini (qui è tutto ino) che inzuppo nel latte (mamma quanto mi manca il mio zuppone quotidiano) e stiamo lì circa fino alle 8 p.m. a parlare del basso che ha visto e che vorrebbe comprare, di come spedirlo, con annessi e connessi.
Poi ci trasferiamo da me. Chattaggi vari e poi Luca si mette al computer per capire come funziona la faccenda acquisto e spedizione del basso. Per spedirlo ci vogliono quasi 200 euro. E arriviamo a mille. Sembra che sia ancora un buon affare.
Io penso che la spesa non è irrelavante, ma per queste cose vale la pena farlo. E poi mi fa piacere che ci sia un link per lui così importante a questo viaggio esperienza qui in Giappone.
Luca va via intorno alle 9 p.m..
Sistemo un pò di cose ancora e verso le 11 p.m. vado a dormire.

E’ na capata

Per chi non lo sapesse “è na capata” (è una testata) è nello slang metropolitano giovanile napoletano l’equivalente di “è qualcosa che colpisce”, “è qualcosa di particolare”, “è qualcosa da segnalare”.
Purtroppo per me la capata in questione è stata proprio una testata. Quello che ho dato all’uscita della metropolitana a Ikebukuro. E che mi ha lasciato come inebetito (sono vietati i commenti) per un paio di minuti buoni.
Ma forse è meglio comnciare dal principio.
Un principio soleggiato. Che mi fa venire subito voglia di uscire. Decido di andare a fare clazione a Narimasu. Una ventina di minuti per arrivarci. Compro in una brasserie cornetteria varia e mi avvio sulla strada del ritorno. Luca dormirà ancora. E io lo faccio. Mangio per strada. Con discrezione [mordo il cornetto, lo ricaccio nella sua bustina di plastica (qui la cosa funziona così: entri, prendi un vassoio e un paio di “pinze” per prendere le cose, scegli cosa comprare, lo porti alla cassa, ti mettono ogni “pezzo” in una finissima ma resistente bustina di plastica, paghi ed esci) lo metto in tasca, mastico, ritiro fuori il cornetto, lo rimordo e così via discorrendo (la cosa non è così faticosa come sembra perché in realtà tre morsi bastano, anche due volendo)]. Ma lo faccio.
Poi mi fermo anche a un bar con l’insegna “Caffè di espresso”. Non arrischio il caffè. Ma il cappuccino è ottimo. Riparto e per le 9.30 a.m. sono di nuovo a casa.
Mi metto a lavorare all’intervista di Tonomura. Alle 11 a.m. ho appuntamento cn Franco Nori e intendo fargliela vedere.
Alle 10.40 a.m. sno fuori di casa. Devo fare il giro per arrivare al Riken, perché hanno cambiato il meccanismo di accesso e per pochi giorni (eh si, tra una settimana si torna) non mi va di riscrivere a Iwano san per chiedere il nuovo pass. Alle 11.05 a.m. (ho dovuto cercare na guardia giurata per farmi aprire, forse è il caso che chiamo a Iwano san) sono da Franco.
We look at Tonomura’s interview. E’ come sempre gentile e preciso.
Poi passiamo all’intervista vera e propria. Che si rivela estremamente interessante. Alle 0.20 p.m. sono fuori, in ritardo all’appuntamento con Luca (12.15 a.m. dale ragazze). Arrivo alle 0.30 p.m. Mangiamo. Torno rapidamente in stanza per lasciare le carte che avevo con me e ci dirigiamo verso Narimasu. Metropolitana fino a Ikebukuro. Testata. Ma questo già lo sapete.
La destinazione è Electric City (il nome del quartiere non lo ricordo, ma lo potremo aggiungere al ritorno con Luca in fase di review). Prendiamo varie cose carine (con la sezione regali stavamo molto indietro) e poi cominciamo a gironzalare per il quartiere. Io starei di buzzo buono. Luca non tanto. E quando non ha molta voglia diventa prima antipico poi anche un pò arrogante. La cosa un pò mi dispiace. E credo che se ne accorga. Perché di colpo cambia atteggiamento. Nel frattempo però non solo abbiamo comprato altre cose ad Electric City ma poi ci siamo spostati a Ikebukuro e lì abbiamo fatto dei colpacci di rima categoria.
A Narimasu compriamo roba dolce e salata e ce la portiamo a casa. mangiamo. Beviamo il succo che la mattina mi aveva dato Franco. Chattate e navigazioni varie (Danilo, Cinzia, Antonio, Salvatore, che finalmente riesco a sentire con grande gioia, Sara, che nonostante il tentativo di recupero, mi ha secciato anche questa volta – il soggetto è l’Inter – ma in fondo è stata colpa mia, non la dovevo provocare :-)).
E’ stata proprio nà capata.
Questa volta nel senso giusto. Che è stata proprio una bella giornata. Rilassata. Da turista. Per genio. E per caso.

P. Day

Avevo pensato di inventarmi una di quelle cose patetico allucinanti che si fanno per sentire gli amici più vicini. Di scrivere a un pò di loro per chiedere una definizione del P. Day. Ho preferito desistire. Un pò per dignità. E un pò perché la consonante in questione si presta a molti equivoci. Non solo da parte del Campatore per eccellenza.
Poi ci ha pensato il prof., che mi ha mandato la foto che potete vedere di seguito. E che dice più di mille parole.
Una settimana ancora e sarà mia.
La mattinata è trascorsa tra aggiornamenti e sistemazione dei vari dei blog. Intorno alle 11.15 a.m. è arrivato Luca. Missione Bucato. L’ultimo. Ma si vede che non è giornata. Una giapponesina tutta sorrisi mi scappa davanti appena usciti dall’ascensore e si prende l’ultima lavatrice disponibile. Si ritorna su. Aspettiamo? O ce ne andiamo e il bucato lo facciamo stasera al nostro ritorno? Mentre tentenniamo (oltre alla pastiera continua a mancarmi anche il grande Totò) passano 20 minut. Decidiamo di rifare un tentativo. Ci va bene. Avviamo la macchina. E andiamo dalle ragazze.
Come sempre il posto è accogliente. Mangiamo spaghetti. E prendiamo una fetta di torta (è pur sempre P.asqua). Torniamo che è passata poco meno di un’ora. La lavatrice ha finito. Ma le asciugatrici sono tutte occupate. Ora la faccenda è più seria. Perché le cose a metà non le possiam lasciare. Passano altri venti minuti. Una delle asciugatrici si libera. Da ora ci vorranno almeno 90 minuti per finire la Missione. Torniamo sopra. Poi Luca si appisola. Io lavoro. Intorno alle 2.30 p.m. Luca torna di sotto. Risale che i panni sono ancora un pò umidi. Bisogna evitare di lasciarli inumiditi uno sopra l’altro. La stanza sembra Resina. MeC dappertutto (l’acronimo non sta per Mercato Comune ma è lo stesso assai facile da decifrare). Finalmente usciamo.
A Narimasu prendiamo il treno a volo per Ikebukuro. A Ikebukuro il treno a volo è garantito (passa ogni due minuti). Destinazione Harajuku. Mancano 2 fermato all’arrivo. Accade il miracolo modello 10/decimi (il personaggio di “no graze il caffè mi rende nervoso” che va a Lourdes si immerge nell’acqua e perde la vista; comicia a gridare “non ci vedo più”, “non ci vedo più” e tutti in coro gli rispondono “miracolo, miracolo”): il treno si ferma e non va più avanti. Passano minuti e minuti. Ogni tanto una voce che siega cosa succede. Esclusivamente in giapponese. E’ proprio vero che nessuno è perfetto. Dopo un tentativo andato a vuoto riprovo a chiedere a una ragazza perchè non ci muoviamo da lì. Riesco in qualche modo a farmi capire e lei ci spiega che cìè stato un incidente. Poch minuti ancora e partiamo. Un lampo e arriviamo. A H. bella passeggiata con foto e shopping decisamente interessante. Poi ci dirigiamo verso S. Comncia ufficialmente la Missione Basso.
Arriviamo al negozio. Nessuno parla in inglese. No, c’è uno che resce a capire e a farsi capire (tenete presente che il negozio in qestione è grande quanto 2 FNAC e2 Feltrinelli messe assieme), trattative varie per decidere che l’unica è acuistarlo via web.
Torniamo verso casa. Collegamento via web. Che diamine hanno 17 negozi in gni parte del mondo e vendono in tutto il mondo avranno un sito in inglese. E invece no. Luca smanetta per circa 1 ora. Poi manda una mail. Sembra impossibile. Eppure è vero.
Vi faremo sapere gli sviluppi.
La sera chattate varie ed eventuali. Poi a nanna.

p.s.
Come vedete non ho scritto una parola sulla sconfitta del’Inter contro la Juve. Ma è giusto sappiate tutti (anche Amico e Francesco) che ho sofferto tanto.

p.p.s.
per la prima volta ho sentito per strada parlare italiano da un gruppo di ragazzi per strada. Fa un certo effetto.

Last week

Comincia l’ultima settimana.
La giornata è di lavoro intenso e dunque scorre via veloce. Mi ricordo che è Pasquetta solo la sera, quando io e Luca vediamo apparire sul monitor la richiesta di connessione di mio fratello Gaetano. C’è la famiglia al gran completo: mamma, Gaetano e Paola, Alberto e Nunzia, figli e figlie varie ed eventuali. Assenti giustificati Davide (certo) e Sara (forse, ma credo di sì perché altrimenti avrebbe fatto una capatina).
Ribadisco che Skype è una grande invenzione. Bisognerà convincere Antonio ad attivare internet. Credo che in particolare per Valerio possa essere una gran bella cosa.
Con Luca ci siamo visti alle 6.15 p.m. dalle ragazze. Siamo riusciti, sempre da loro, a prendere anche qualche regalino simpatico. Poi solito (nel senso letterale di usuale) cappuccino e torta. Per me ho scelto fragole e panna per Luca (ho avuto la delega) quella alta che non so come si chiama e assomiglia a un pandoro con una farcitura verde che a lui piace tanto e a me no.
A casa abbiamo cercato di chiudere la Basso Connection (sì, ormai sta diventando una telenovela) ma non ci siamo riusciti ancora. Speriamo domani sera di chiudere anche questa.
Per il resto io e Luca ci siamo fatti una chiacchiera via chat con Cinzia e poi un approfondimento sulle modalità di ritorno (consegna chiavi casa mia, pulitura casa sua, ecc.).
Domani incontro con Yutani con Piero alle 2 p.m. Ci sarà poi un ulteriore appuntamento con un dirigente del Research Prioritee Committee. Dopo cena dovrei incontrare Franco Nori per una seconda intervista.
Mercoledì puntata a Yokohama per vedere il nuovo laboratorio di Piero. Con luca speriamo di riuscire a fare anche una visita alla città (a Yokohama c’è tra l’altro il grattacielo più alto del Giappone).
In attesa di salutare via skype Luca che sta tornando a casa sua conto di dare una prima occhiata alla trascrizione dell’intervista di FN e poi a nanna.
Domani è un altro giorno.

Family day

A casa si ritorna a casa dopo il temporale.
Il verso è di una canzone di Roberto Vecchioni. Che è molto simpatico. Ma forse un pò seccia.
Di certo la breve vacanza di Laura, Riccardo, Giovanna e Andrea avrebbe meritato miglior fortuna meteorologica.
Il post di oggi è in ogni caso dedicato a loro. Che spero si siano lo stesso divertiti. E che comunque adesso non potranno fare a meno di organizzare a breve un altro viaggio super soleggiato, di un arancione grande e luminso come il mio
BENTORNATI.
Stasera spero di riuscire a salutarli, al massimo sarà per domattina e poi tra pochi giorni WE BACK HOME :-).
La mattinata qui Wako, mio quartier generale, è trascorsa nei preparativi (domande, traduzioni, annessi e connessi) per il meeting con Yutani e per la definizione di un’ordine di priorità per le cose che ancora mi restano da affrontare.
Conto di riprendere questo aspetto alle 3 p.m., fatto il meeting, con un pò più di calma.
Segue…

L’incontro con Yutani è andato molto bene. Ritorno in ufficio, spedisco il file ad Antonio e gli scrivo per chiedergli di mettersi in contatto la sera. Poi cerco di pubblicare i file che gentilmente Yutani mi ha mandato, but the server is down.
Preparo comunque i file. Aspetto che Luca mi chiami per dirgli che Piero ci ha chiesto di andare a cena assieme stasera e gli do appuntament alle 6.15 p.m. a Narimasu.
Facciamo una tappa dal pizzaiolo dove Piero ci voleva portare la prima sera (il gipponese che era stato un anno a Napoli e aveva imparato a fare la pizza). Oggi è martedì, ma è chiuso lo stesso. Ha preso 5 giorni di ferie, fino a domenica. Sarà per un’altra volta (per quanto mi riguarda sarei tentato di dire per la prossima vita, ma ci sono più cose in cielo e in terra e così via discorrendo :-).
Andiamo allora in una locanda caratteristica giapponese (Luca sciverà come si chiama, è troppo per me) e la scelta si rivela quanto mai azzeccata. Passiamo una bellissima ora e mezza (ho ancora da incontrare Franco) e ci diamo appuntamento per il giorno dopo.
Arriviamo (Luca ha giustamente deciso di venire con me) da Franco alle 8.35 pm. L’incontro è piacevole, interessante, scoppiettante come sempre quando si tratta di Franco. Ci salutiamo che mancano 20 minuti alle 10 pm.
Poi a casa. C’è ancora da comprare il basso, da parlare con Antonio, Danilo, Cinzia, Tommaso, da verificare se Luca e Riccardo sono arrivati.
Riusciamo a fare tutto. In particolare sono contento per il basso. Luca sembra un pò meno. Ma solo perché mi vede preoccupato per le modalità della transazione online (il Giappone è partcolare in tutto).
Vado a dormire alle 0.20 am.

To go or not to go. To Yokohama

L’amletico dubbio sarà sciolto probabilmente solo dopo la nostra visita con Piero al RIKEN Yokohama Institute (1-7-22 Suehiro-cho, Tsurumi-ku, Yokohama City, Kanagawa, 230-0045, Japan).
La città pare sia bella, ma vorremmo tornare non molto tardi. Vediamo. Se la giornata rimane bella forse vale la pena.
Sveglia alle 5.30 cn mal di testa compreso. Il massimo del minimo. But no problem. Mi rimetto sotto e sonnicchio fino alle 6.30 am. Appena mi alzo la testa comicia ad andare meglio (si fa per dire).
Mi collego per vedere se mi hanno mandato il pdf dell’articolo. Niente. Leggo la posta (mi sono arrivate mail di Sondra, Luigi Morra, Tommaso (il server è ok), Riccardo Vicinanza (un ragazzo che avevo conosciuto un anno fa su un traghetto per Procida; adesso ha 12 anni, ha scritto una canzone, me l’ha mandata, mi sembra bellissima, la canzone, bellissimo, che me l’abbia inviata), Antonio Lieto, Fabrizio Ferrari (il mitico prof. di cui vi ho già raccontato; sto pensando di chiedergli l’autorizzazione a pubblicare le sue mail).
Alle 9am sono in ufficio, scrivo un pò di mail (dalla stanza continuo ad avere problemi nonostane abbiano cambiato il server), faccio mente locale su cò che posso chiedere a Yoshihide Hayashizaki nel caso sia al RIKEN Yokohama Institute e io riesca a parlargli un quarto d’ora.
Arrivano presto le 11 am e mi devo preparare (l’appuntamento con Luca a Narimasu è alle 12 am).
Segue…

Facciamo una veloce colazione a Narimasu e andiamo. Alle 1.20 pm siamo all’uscita est di S (Help). Piero arriva dopo 5 minuti, prendiamo un taxi che ci porta a destinazione in pochi minuti.
Facciamo una visita guidata (e che guida 🙂 ai nascenti Omics Laboratory ed è un’esperienza davvero molto interessante (invidio un pò Luca che mi accorgo ci capisce molto meglio di me, che afferro le principali, ma avrò bisogno di ritornare su ogni punto dell’intervista; è troppo sperare che Luca mi aiuti? :-).
Naturalmente sono luoghi nei quali vanno osservate delle misure di sicurezza (non elevate, nel nostro caso, di livello 2) e questo vuol dire che abbiamo fatto la visita con scarpe (pantofole) apposite (ma questa qui in Giappone è la norma) e con un camice verde. Mi sarebbe piaciuto fare una foto a Luca con Piero, ma non ho osato dirlo (provate voi a immaginare perché).
In ogni caso alla fine abbiamo convenuto che (purtroppo) molti biologi italiani un laboratorio così se lo sognano la notte.
Alla fine della visita riusciamo a incontrare Hayashizaki per un saluto veloce ma cordiale. E Piero fa in modo che io possa inviargli le mie domande via mail. Dal mio punto di vista è ottimo.
Prendiamo ancora un caffé con Piero e trascorriamo un’altra mezzora davvero simpatica.
Alle 3.30 pm partenza per Yokohama, destinazione LandMark Tower.
Scelta quanto mai azzeccata. Il panorama da lassù (69 piani) è davvero da mozzare il fiato. A 360 gradi. Scendiamo e discutiamo se fare ancora un giro. Luca non ne ha voglia ma mi asseconda e quando fa così non funziona.
Ad un certo punto marcia indietro e via verso Tokyo. Negozi. Regali. Mamma quanti ne siete. Scegliamo il più possibile cose piccole. E leggere. m naturalmente non sempre è possibile. Specialmente per il settore junior.
Alle 6.50 pm siamo a Ikebukuro. Compriamo cose buone da mangiare. E poi a casa.
Luca è affamato. Io comincio a collegarmi per provare il nuovo modem che hanno messo in stanza.
A fasi alterne (abbiamo anche da dividere i regali e da decidere cosa va nella valigia di uno e cosa in quella di un altro) e con immediate proteste di Laura e Riccardo, chiacchieriamo o chattiamo con la suddetta family, con Danilo, con Cinzia, con Antonio.
Luca controlla se ci sono novità dal versante basso. Nothing. Restiamo a chiacchierare ancora un pò, io sto sul punto di crollare.
Luca mi saluta. Alle 10.30 pm sono a letto.

I giardini dell’imperatore

Sveglia alle 4.55 am. Ma era prevedibile. Non piove. Ma per una volta non so se è una buona notizia.
My schedule today is office only. Finisce che piove domani. Quando per almeno mezza giornata vorrei andare in giro.
Speriamo bene.
E’ arrivato l’articolo dal Sole. Lo giro a Iwano-san. Che tra oggi e domani vorrei andare a salutare.
Antonio ha trascritto e tradotto l’intervista a Yutani. Spero nel corso della giornata di riuscire a sistemarela e magari anche a fare una parte della trascrizione di Franco e di Piero. Vediamo.
L’appuntamento con Luca è per le 5 pm ma gli proporrò di spostare di una mezzora (Piero è superimpegnato fino alle 5 e domani non lo vedo).
Segue

Per una volta ho cambiato il titolo del post.
Innanzitutto come omaggio alla visita a Luca ai giardini dell’imperatore che con i ciliegi in fiore devono essere stupendi (anche qui al Riken è uno spettacolo vedere questi alberi fino a 1-2 giorni fa spogli di colpo fiorire, ne ho no persino poco fuori dalla mia camera, ma naturalmente tutto questo non ha nulla a che fare con il giardino dell’imperatore :-)).
Ma come canta Vasco Rossi va bene così.
E poi perché è stata una giornata abbastanza nervosa. Per una serie di ragioni l’incontro con Mr. Osuga, del Reserch Priority Commitee si farà domani e questio vuol dire per me stare fino all’ultimo sul punto. E poi per un disguido dovuto alla mia ancora non adeguata conoscenza dell’inglese (se trovate un bookmaker che ve la accetta scommettete pure sul fatto che imparerò l’inglese alla grande, la vincita è sicura) ho fatto una brutta figura con Michael (credevo di aver pagato anche per lui al bar e invece ho pagato solo per me e Piero; mi sono scusato tantissimo ma ormai la frittata era fatta).
E in ogni caso questo non va bene.
La cosa positiva è che probabilmente sono riuscito, con l’aiuto decisivo della gentilissima signora della reception, a far spedire le valigie direttamente a Narita. Costa un pò ma è tutta salute guadagnata.
Nel corso della giornata riesco comunque a fare parecchie cose e c’è anche lo spazio per passare 10 minuti al bar del BSI (Brian Science Institute).
Con Piero ci salutiamo intrno alle 4.30 pm, lui domani ha lo sfratto e non lo vedo.
Con Michael alle 5.15 pm. E’ molto carino con me.
Passo per la mia stanza a posare il mac e alle 5.40 pm sono dalle ragazze.
Vedo già Luca che sta arrivando in lontananza quando n giapponese young, office style, si inchina e saluta dalla mia parte.
Non rispondo al saluto, cnvinto che sia diretto a qualcuno alle mie salle. Lui si inchina ancora, fa un cenno con la mano, indica proprio verso di me, naturalmente mi inchino anche io, lui è contento, fa ancora un saluto con la mano e un inchino, e si allontana. Sorrido. Mi trovo in una situazione che per me in Italia è in fondo abbastanza usuale (persone che mi salutano e non ho idea di chi siano). Dopo un mese ho trovato anche qui una persona (che naturalmente immagino lavorerà al Riken) che mi ha riconosciuto. Molto buffo.
La puntata dalle ragazze è veloce. Cappuccino, dolce e via.
In stanza proviamo a vedere se con l’albergo è tutto ok. Non risultiamo ancora registrati. Non è semplicissimo convincere Luca ad andare giù (nella lobbie c’è un telefono a gettoni) e telefonare. Come sempre quand o fa le cose senza voglia, si porta giù il numero di telefono sbagliato (il fax, se ne accorge quando risale su per controllare). Riscende con quello giusto. Ma risponde sempre un fax. Nel frattempo se ne sono andti 300 yen, che son una sciocchezza (meno di 2 euro) ma comunque testimoniano che anche in Giapone le cose non funzionano sempre (piccolezze, ma quanto basta per spostarli dall’assoluto, al quale ambirebbero, al relativo). Torniamo su. Troviamo il modo di mandare una mail. In successione non funzionano la posta in uscita (ma ormai come già sapete questo nella mia stanza è la norma) e la webmail di unisa (anche questa non è una novità). Risolviamo con gmail. Poco più di un’ora e abbiamo la conferma che è tutto a posto. Chattate varie ed eventali. Chiacchiera a puntata con casa. Piani di battaglia per il giorno dopo. Decidiamo di vederci a 1pm. Le revision i sono cambiate. Pare che non piova. Forse proveremo a fare un salto in centro nel pomeriggio dopo aver risolto la questione valigie.
Alle 11.30 pm a nanna.

Ancora 48 ore

Sveglia alle 5 am. Tentativo di provarci ancora un pò (a dormire). Intorno alle 5.40 la resa. Comincio a fare un pò di cose. Da casa non si fanno vivi. Leggo di un nuovo strumento web 2.0, nientemeno che una versione ridotta ma gratuita di adobe photoshop online. Schizzo a registrarmi. Fatto. Devo essere (relativamente) nel gruppo di testa. Riesco a prendere moretti.photoshop.com. E’ troppo simpatico. E utile.
A un certo punto mi metto a chattare con Gaetano. Stiamo un bel pò a chicchierare. Mi racconta dei ragazzi e delle loro imprese sportive. Ad un certo punto passa Davide per un rapido saluto (sta tornando dall’allenamento, sarà affamato e deve andare a dormire perché domani c’è scuola).
In Italia si amentano tutti del brutto tempo. Con Luca ieri sera abbamo viste le previsioni. Da sabato – domenica dovrebbero cominciare le belle giornate. Riporteremo noi la primavera :-))).
Alle 8.30 am sono in ufficio. Mi preparo per l’incontro con Soh Osuka. Registratore. Domande. Dovrebbe essere tutto ok. Al ritorno prenderò le mie cose, riporterò a Franco un pò dei materiali che mi ha dato e via a fare le valigie.
Saluto Uruma san e Charles.
Segue…

Alle 10.55 am sono al jimu building, luogo dell’incontro. Al primo piano passa il Presidente Noyori, mi vede, sorride e saluta calorosamente con la mano. Ricambio con un inchino (divento semre più naponico).
Alle 11 am in punto arriva Iwano san che mi acocmpagna al luogo dell’appuntamento.
L’intervista dura intorno ai 40 minuti e mi permette di comprendere un ulteriore importante spaccato del pianeta Riken.
Torno e procedo come programmato. Franco non c’è, e devo lasciargli sotto a porta una quantità di volumi
e una delle due spine che mi aveva prestato (l’altra gliela porterò domani mattina).
Riscendo, prendo le mie cose e mi dirigo all’H-Buiding, stanza 301.
Preparo la valigia, penso per 2 o 3 volte di aver finito ma c’è sempre ancora qualcosa da aggiungere. Alla fine il miracolo.
Luca torna dalla reception con un pò di notizie sulla partenza delle valigie verranno a prenderle dalle 6 alle 9 pm.
Andiamo a pranzo dalle ragazze. Stavolta non riesco a rilassarmi.
Torniamo, vado a prendere il budge e facciamo un giro per il Riken. Alle 4 siamo alla 301. Ci restiamo fino alle 8 p.m. alternandoci al mac. Cerco di parlare con casa senza riuscirci. Alle 8 mandiamo via le valigie e andiamo a mangiare.
Stavolta trascorriamo un’oretta deliziosa, torta, cappuccino e chiacchere distese. Ottimo.
Luca mi accompagna e poi se ne va a casa. Ci sentiamo più tardi. Anche con Laura e Riccardo.
Domani si ritorna a Odaibo. Per la Tokyo Anime Fair. E poi a Narita.
Domenica c’è un aereo che parte alle 1.40 pm.

Tokyo Anime Fair

L’appuntamento con Luca è intorno alle 11.10 am.
Passo la mattinata a scrivere qualcosa, ma la testa non c’è molto. Faccio 20 volte il controllo per non dimenticare niente. Una volta riposta la chiave nella key box, non potrò più tornare indietro, ed è meglio evitare scocciature postume (scrivere etc.).
Verso le 9.30 am metto sotto la porta di Franco le ultime prese. Faccio anche un’ultima capatina in quello che per 4 settimane è stato il mio quartier generale – ufficio – posto di combattimento per lasciare un paio di forbici e due cheaps umbrella.
L’intero ufficio è in via di smobilitazione, dal 1 aprile la Carninci Research Band si sposta a Yokohama.
Riesco dall’ufficio alle 10.20 am, ricontrollo tutto (e sono 21) e riarto per la west gae, dove conto di lasciare il budge. Cerco inutilmente di spiegare all’addetto di darmi una ricevuta della riconsegna. Tra il mio inglese e il suo è una tragedia. Greca. Penso che di questo passo diventerò napponico fissato. Lascio perdere. Saluto. Vado via.
La strada è quella che ho fatto tante volte in questo mese ma con lo zaino pieno sembra non finire mai. Decdo che lascio anch’io il computer nella cassetta di sicurezza a Ikebukuro. Obiettivamente qui il rischio che lo rubino è inferiore a quello di ogni altro paese del mondo. A Narimaso Luca arriva qualche minuto prima di quanto supponevo. Per fortuna il tizo di Sakura House è arrivato un quarto d’ora prima. Ha fatto un controllo per una stanza di 18 m quadrati (compreso bagno e angolo cottura) che neanche fosse stata la Reggia di Caserta.
A Ikebukuro procediamo con minore facilità del previsto. Nel senso che le cassette di sicurezza sono già occupate. Troviamo un posto libero per il mio mac. Poi, da un’altra parte, in un seminterrato, un posto per quello di Luca (per la verità di Riccardo in prestito a Luca che ha concesso a Riccardo solo per questo mese di usare il suo desktop; immagino che lunedì ci sarà una sorta di scambio di prigionieri, con Luca che sarà molto più meticoloso nelle operazioni di controllo).
Il viaggio verso TAF è piacevle. In Metro ci sediamo con facilità. E la monorotaia (l’avevamo già presa per andare a Odaiba) è sempre uno spettacolo. Ance il TAF si rivela per me più interessante di quanto immaginassi. Tanta gente. Ma niente prepotenze. Spinte. Casini. E poi è meno immensa di quanto immaginassi. Prendiamo qualche gadget. Facciam un pò di giri. Intorno alle 15 si riparte per Ikebukuro. Pranzo frugale ma ottimo alla Andersen (davvero di alto livello il loro servizio), ritiro dei computer (ci sono, ci sono) e via verso il binario. Dove capisco che il treno non c’è (nel senso che è una fermata di transito). Tira un vento freddo micidiale. C cerchiamo una panchina più riparata. Compro un pò di caramelle per rimediare al sapore d alga che mi è rimasto in bocca (mentre Luca rtirava ils o computer, credevo di aver comprato biscoti dolci al cioccolat, tipo gocciole, e inveco ho comprato biscotti salati alle alghe; Luca naturalmente non perde il colpo e mi dice che quando mi faccio prendere dalla gola faccio solo casini; io zitto, certe cose bisogna farle da piccoli :-).
Il Narita Express spacca il secondo (e che lo dici a fare). Confortevole. Pulito. Silenzioso. Leggermente un pò troppo caldo per i miei gusti. Alle 7 pm siamo al Terminal 2. Cerchiamo di fare il biglietto per il Marroad Internation Hotel. Capiamo che è un servizio messo a disposizione dall’albergo. Meglio.
L’albergo è una meraviglia. A costi assolutamente competitivi (99 dollari, 65 euro). Con una stanza di 26-26 m quadrati e due letti d una piazza e mezza che sono una favola (morbidi e rigidi contemporaneamente, incredibile).
Nella mia vita da vagabondo ho girato molti alberghi a 4 stele, ma questo li batte tutti. Se non fosse per il caldo. Davvero eccessivo per me.
Le valige sono arivate regolarmente (per il viaggio di ritorno ci siamo organizzati a meraviglia, l’andata è stato un massacro).
Con 100 yen (6 euro) faccio attivare la connessione internet per 24 ore, chiacchieriamo un pò con casa; io faccio un pò di navigazione varia ed eventuale; Luca controllo se ci sono novità dal fronte spedizione basso. Nothing.
A nanna.

C’è un aereo che parte alle 1.40 p.m.

Sveglia alle 4.30 am. Fa caldo. Bevo. Resto a letto, tranquillo. E’ tutto talmente comodo che ti senti comunque a tuo agio. Dormicchio un pò fino alle 7. Appena suona la sveglia mi alzo e accendo il mac. L’Inter ha fatto 1 a 1 con la Lazio. Ma anche la Roma a Cagliari non è andata oltre il pareggio. Poteva andare meglio. Ma anche decisamente peggio. Ancora un saluto a casa. Andiamo a fare colazione. Varie ed eventuali. Alle 8.40 pm il pullman ci riorta al Terminal 2. Carrello. Cinghie per le borse. Check in. Conquista dei posti nella fila dell’uscita di emergenza (mi dicono che sono dimagrito, ma anche prima niente a che vedere con i fisici modello Giuliano Ferrara; nei sediolini di aereo non ci si va, nè in larghezza né in lnghezza; un supplizio). Controlli. Siamo dentro. Giri vari. Alle 2.10 pm ora di Tokyo ci imbarchiamo. Alle 19.25 ora di Roma scendiamo. Telefono. Casa. Alle 20.06 Leonardo Express a volo (proprio uguale al Narita Express, non ci manca nulla (sper si sia colta l’irona)). Alle 22.15 siamo a Napoli (riusciamo a prendere l’AV delle 20.45, un’ora prima di quello sul quale eravamo prenotati). Alle 23.20 a casa.
In aereo non ho toccato cibo (a parte un panino vuoto; però avevo mangiato alle 11.30 am a Tokyo). Ho bevuto 2 bottigline d’acqua San Benedetto (in dotazione sulle JAL). A caso magio polpettone e due pizzichini di pastiera. Con gli occhi addosso di tutta a famiglia (secondo me sono anche gli occhi secchi che fanno ingrassare :-)).
Comunque su questo punto “per me pò chiover gnostr, comme ricett o’ scarrafone” (per me può piovere inchiostro, come disse lo scarafaggio): da domani comincia la Pastiera Week. Fino a domenica prossima. Inclusa.

p.s.
Non scrivo nulla su come abbiamo trovato Fiumicino Airport rispetto a Narita Airport in quanto ad efficienza, pulizia, ecc. E su come abbiamo trovato Napoli rispetto a Tokyo. Non è una dimenticanza. E’ che non ci sono parole. E poi per questa sera ancora non voglio pensarci. Tanto domani sarà ancora tutto così. Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo? E perché continuiamo a sopportarlo? Forse dovremmo chiedercelo. Ma in fondo questo è diario giapponese. E non diario napoletano.

Yin e Yang

Mai dire mai. Ma un diario è un diario e dunque il mio diario giapponese finisce qui. Con Yin e Yang, una sorta di rubrica semiseria delle cose che mi sono piaciute di più e di quelle che mi sono piaciute di meno.
Confesso che in un primo momento avrei voluto chiamarla Buono e No Buono. Ma sarebbe stato decisamente troppo netto. Occidentale. Molto meglio rimanere in tema. Non perdere di vista che anche nel chiaro c’è un pò di scuro e viceversa.
Dite che in questo modo potrò continuare a tornare da queste parti? Forse. Mai dire mai.

YIN
Quattro settimane con Luca. L’amicizia di Piero e Franco. La gentilezza di Charles, Michael, Uruma-san. La cortesia, la disponibilità, la professionalità di tutti i protagonisti della mia ricerca. Skype. Zacaffè (le ragazze). Andersen. La puntualità dei treni. La pulizia di una metropoli di oltre 30 milioni di abitanti.

YANG
L’incredibile, manifesta noncuranza dei giapponesi verso la lingua inglese. Le biciclette sui marciapiedi. Il ridicolo sito di commercio elettronico dell’Ishibashi Music, uno dei più grossi negozi di musica del mondo, con filiali in diversi paesi. Le modalità di gestione dei rapporti con i clienti di Sakura House Ltd. (in particolare è molto discutibile la trattenuta di 10 mila yen per la pulizia finale dato che viene pretesa e controllata una meticolosa pulizia della stanza).

C’è un volo che parte alle 9 p.m.

Sveglia alla 4.15 a.m.
Nonostante gli sforzi, non c’è stato verso di dormire ancora un pò.
Ho mangiato la mia zuppona di latte con un piacere particolare.
Per un pò ne dovrò fare a meno e come sempre la mancanza dà valore alle cose.
Mi ha scritto Girolamo Panzetta. Mi ha lasciato il suo numero di telefono. Mi ha fatto davvero piacere. Credo che anche questo sarà un incontro interessante.